
Una grande metafora del Ventesimo secolo, enciclopedica e labirintica, che ha come motivo centrale la ricerca di un'entità misteriosa chiamata V., dai molteplici aspetti e sembianze, forse il principio stesso della femminilità. Libro straordinario e mostruoso, V. affronta attraverso avventure, viaggi, fiabesche metamorfosi, il tema di fondo dell'intera opera pynchoniana: il disordine, il fascino, l'attrazione ambigua e irresistibile della complessità.
"Che cosa aveva di tanto particolare questo prete da dover essere messo Fuori? Era un altro vettore, insieme a Lucifero con le sue ali di cuoio, a Hitler, a Mussolini? Possedeva solo in parte, almeno credo, quel che ci fa scorgere il lupo nel cane, il traditore nell'alleato. Per quei bambini non è che fosse una proiezione dei loro desideri. I preti, come le madri, erano persone degne di venerazione: però bastava guardare cosa aveva fatto l'Italia, cosa aveva fatto il cielo. C'erano stati tradimenti e ipocrisie: perché i preti non avrebbero potuto fare lo stesso? Un tempo il cielo era il nostro amico più fidato: l'elemento naturale del sole, il suo plasma. Un sole che il governo adesso sta cercando di sfruttare a fini turistici: ma in passato, ai tempi di Fausto I, il sole era l'occhio vigile di Dio e il cielo la Sua guancia pura. Però, fin dal 3 settembre 1939, erano cominciate ad apparire delle pustole, delle macchie, e i primi segni della peste: i Messerschmitt. Il volto di Dio si era ammalato e il Suo occhio aveva cominciato a vagare, a chiudersi (ad ammiccare, diceva invece quell'ateo furioso di Dnubietna). Ma la devozione della gente e la forza incontrollabile della Chiesa sono tali che il tradimento non veniva attribuito a Dio, ma piuttosto al cielo - a una bricconeria da parte della pelle, capace di ospitare germi simili e di rivoltarsi quindi contro il suo divino padrone." (p. 406)
"Che cosa aveva di tanto particolare questo prete da dover essere messo Fuori? Era un altro vettore, insieme a Lucifero con le sue ali di cuoio, a Hitler, a Mussolini? Possedeva solo in parte, almeno credo, quel che ci fa scorgere il lupo nel cane, il traditore nell'alleato. Per quei bambini non è che fosse una proiezione dei loro desideri. I preti, come le madri, erano persone degne di venerazione: però bastava guardare cosa aveva fatto l'Italia, cosa aveva fatto il cielo. C'erano stati tradimenti e ipocrisie: perché i preti non avrebbero potuto fare lo stesso? Un tempo il cielo era il nostro amico più fidato: l'elemento naturale del sole, il suo plasma. Un sole che il governo adesso sta cercando di sfruttare a fini turistici: ma in passato, ai tempi di Fausto I, il sole era l'occhio vigile di Dio e il cielo la Sua guancia pura. Però, fin dal 3 settembre 1939, erano cominciate ad apparire delle pustole, delle macchie, e i primi segni della peste: i Messerschmitt. Il volto di Dio si era ammalato e il Suo occhio aveva cominciato a vagare, a chiudersi (ad ammiccare, diceva invece quell'ateo furioso di Dnubietna). Ma la devozione della gente e la forza incontrollabile della Chiesa sono tali che il tradimento non veniva attribuito a Dio, ma piuttosto al cielo - a una bricconeria da parte della pelle, capace di ospitare germi simili e di rivoltarsi quindi contro il suo divino padrone." (p. 406)
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