mercoledì 27 maggio 2009

Jack Ritchie - E' ricca, la sposo e l'ammazzo


Qualcuno, forse un suo stesso personaggio, deve aver detto: "Ebbi la sensazione che quel tipo avrebbe potuto scrivere Guerra e pace sul retro di una cartolina".
Ebbene, Jack Ritchie, probabilmente il più geniale scrittore di racconti noir, sarebbe anche stato capace di riassumere in tre pagine una versione comica di Rashomon, di mostrare che dietro Pietro Gambadilegno si nascondeva un banchiere stanco di pagare troppe tasse, di far sospettare a tutti che Marilyn Monroe fosse una spia.
Scopo di tutto questo? Truffare i lettori, in modo assoluto, e a ogni racconto. Perché in effetti, leggendo Ritchie, si viene folgorati da un elemento assolutamente impensabile, non visto, nascosto nella storia dall'abilità di un prestigiatore.
E alla folgorazione, il più delle volte, si accompagna una solenne risata.
Tutti, personaggi, trame e lettori, sono in balia dell'ingannevole Jack Ritchie. E se André Breton lo avesse conosciuto, probabilmente gli avrebbe dedicato un premio letterario.


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(L'affare dei Pacchetti) - La borsa marrone chiusa con una cerniera lampo che stava ai miei piedi incuriosì il signor Neber, il direttore. Lasciò la sua scrivania vicina all'ingresso principale della banca e si avvicinò senza fretta al mio sportello. "Che cosa c'è in quella borsa, Fred? Il tuo pranzo?"
"No, signore" dissi. "Ventimila dollari in contanti, tutti miei."
Lui sorrise. "Scappi con la cassa?"
"No , signore" dissi.
Il signor Neber tornò alla sua scrivania per vistare l'assegno di un correntista.
Guardai l'orologio e chiusi il mio sportello per dieci minuti di pausa. Raccolsi la borsa e mi avvicinai al refrigeratore dell'acqua.
Jim Merril stava leggendo il giornale. "Vedo che Randall è stato rilasciato vivo" disse.
"Randall?"
"Amory Randall" disse Jim. "L'avevano rapito cinque giorni fa." Piegò il giornale su una delle pagine interne.
"Randall ha detto che è stato un solo uomo. O almeno lui ne ha visto soltanto uno. Il rapitore portava un cappuccio. L'unica cosa che ha notato è che portava un anello con una pietra rossa. Ma io ti dico anche un'altra cosa: quel rapitore non è stato tanto furbo."
"Perché dici così?"
"Perché ha chiesto solo ventimila miseri dollari. Avrebbe potuto averne facilmente centomila. Randall è pieno di soldi."


martedì 21 aprile 2009

James Rollins - Artico




I ghiacci dell'Artico nascondono un segreto terribile. Poco prima della Seconda Guerra Mondiale, i migliori scienziati dell'URSS furono trasferiti in una base segreta sotto la calotta polare, per realizzare un progetto rivoluzionario che avrebbe cambiato il corso della Storia. Ma improvvisamente gli esperimenti furono sospesi e la base abbandonata: quel luogo doveva essere dimenticato da tutti, sepolto nei ghiacci per sempre... 65 anni dopo, un sottomarino americano per ricerche marine si avvicina casualmente ad un enorme iceberg nelle profondità dell'oceano: i ricercatori a bordo scoprono una struttura artificiale incastonata al suo interno, e vi registrano la presenza di qualcuno (o qualcosa) che non sarebbe mai potuto sopravvivere in quelle condizioni... La notizia scatena una nuova rivalità tra Stati Uniti e Russia. In una spirale di segreti, violenza e tradimenti, si scoprirà perchè quella base nasconde misteri che non devono essere svelati...
James Rollins sceglie un tema classico di tanti film e romanzi che mescolano thriller, azione e luoghi selvaggi. Proprio ciò che avviene fin dall'intrigante prologo, e attraverso vicende raccontate con l'abilità del miglior Cussler o Smith. Siamo nel territorio dell'avventura più vera, dove uomini e donne intrecciano destino, senso del dovere, sentimenti alla trama principale: il recupero di un misterioso esperimento che rivela prospettive agghiaccianti. Rollins possiede la capacità di avvincere senza strafare. L'azione è serrata, ma l'autore trova misura e spazio per aprire finestre su paesaggi naturali e psicologici. Libro da vasto pubblico quindi, non solo per appassionati dell'azione fine a se stessa, ma equilibrato e coinvolgente come quei vecchi spy-movies dove si sorrideva trattenendo il fiato.


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"Il sottomarino americano Polar Sentinel navigava attraverso le profondità dell'oceano. Le bronzee eliche gemelle giravano in silenzio, sospingendo stto il tetto di ghiaccio il più moderno sottomarino di ricerca della Marina. Le sirene dell'allarme di prossimità echeggiarono per tutto il vascello.
<Mamma mia che mostro>, mormorò dalla sua postazione l'ufficiale d'immersione, chino su un piccolo monitor.
Il Capitano di vascello Gregory Perry non obiettò alla valutazione del capitano di fregata Bratt. Stava alla postazione del periscopio, in cima alla plancia di comando, e studiava l'oceano che si estendeva davanti alla doppia fusoliera in titanio e acciaio. Benché fosse mezzogiorno, nell'Artico era ancora buio. Ci sarebbero voluti mesi prima che riapparisse il sole. La distesa di ghiaccio sopra di loro si estendeva a perdita d'occhio, interrotta solo a tratti da chiazze verde-blu di ghiaccio più sottile, che filtravano la scarsa luce del mondo di superficie. Lo spessore medio della calotta polare era di tre metri circa, ma non per quello era uniforme e levigato. Tutt'intorno, creste frastagliate si protendevano verso il basso come stalattiti, alcune lunghe anche più di venti metri." (pag 13)

martedì 24 marzo 2009

John King - Cacciatori di Teste



Una passione smodata per il calcio e per le donne sono i requisiti essenziali del perfetto maschio londinese che partecipa alla «Sex Division», un particolarissimo Campionato del Sesso. Poche regole, ma molto, molto chiare: tot punti per ogni ragazza conquistata, bella o brutta non conta, basta che si lasci andare agli sperimentalismi erotici più violenti e selvaggi. E alla «gara» partecipano i cinque fondatori: in testa c’è Carter, un pazzo scatenato che adora il rischio… e le donne degli altri. Seguono Harry, il signore dei sogni; Will, il proprietario di un negozietto di anticaglie; Mango, uno yuppie anni Novanta, e infine Balti, disoccupato e per giunta depresso. Tutti vicini ai quaranta, ma non cresciuti abbastanza da rinunciare a una vitalità sessuale da adolescenti, i protagonisti di Cacciatori di teste rappresentano l’altra faccia dell’umanità, quella rissosa e violenta – carica di rancori sociali anche se non priva, nel fondo, di un elementare senso morale – che King descrive in presa diretta, con un linguaggio crudo, violento, ma anche sottilmente romantico come le speranze dei suoi personaggi.


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"Carter mosse la classifica per primo, e non fu una grande sorpresa. Entrò all Unity con un sorriso che non aveva bisogno di spiegazioni. Il figlio di puttana aveva inzuppato un'altra volta. Gli altri lo paragonavano al Man United di Uh Ah Cantona: aveva classe, e in più la capacità di arraffare il risultato quando necessario. I ragazzi lo ammettevano sottovoce, perché non volevano dargli la soddisfazione. Tanto se ne prendeva già fin troppe.
Gli altri quattro uomini della SexDivision stavano facendo durare i bicchieri mezzi pieni annacquando i rispettivi postumi, pronti a ricevere la conferma del successo di Carter. Anche se non c'erano troppo dubbi sul risultato, restava il dettaglio secondario ma significativo di fare la somma dei punti. Però il trapano umano aveva deciso di prendersela comoda, e sfilò davanti agli altri ragazzi puntando dritto al banco. Ordinò una pinta 4x e fede due chiacchiere con Eileen, la barista, godendosi il suo caldo sorriso, parlando dei rasoi elettrici che qando te li regalano per Natale dopo una settimana sono rotti, e delle probabilità che nevicasse prima della fine della settimana: tutti e due d'accordo che sarebbe stato bellissimo vedere ogni cosa spalmata di bianco, anche se a Londra di solito neve vuol dire sudicia poltiglia. Finalmente Carter si diresse al QG della Sex Division, al solito posto vicino alla finestra. Mentre Carter ordinava, Will era andato alla slot simulando disinteresse, ma in realtà con l'orecchio teso alla conversazione con Eileen."
(pag. 9)




mercoledì 28 gennaio 2009

Donald Barthelme - Biancaneve


La Biancaneve di Barthelme è lungi dall’essere simile a quella di Walt Disney. Questa Biancaneve scrive poesie erotiche segretissime, ha meravigliosi capelli d’ebano che suscitano visioni vorticose in chi li fissa, vive in una comunità insieme a sette uomini (non si parla di nani). E’ una cavallinga (horsewife), non una semplice casalinga (housewife) - ode al traduttore fortunato. Sogna un principe azzurro senza volto nè nome, che potrebbe essere tranquillamente un signore della Baviera o l’anarchico russo Kropotkin (sic). Dovrebbe innamorarsi di Paul ma non ne è sicura, come del resto nulla lo è nel romanzo.
La trama finisce qui, per nulla influente nella struttura del libro. Barthelme non cerca la storia dietro la storia, anche se suonerebbe davvero bene. Barthelme ricerca la storia al di fuori della storia stessa, come se la vicenda cercasse il suo contrappunto nell’intero scibile umano. E allora vengono invasi tutti campi, dalla semiotica alla linguistica, dall’etica alla morale, passando anche per il nozionismo ed il nonsense. Scherzi linguistici cari a Queneau e a Calvino; episodi di delirio grammaticale e costruzioni pericolanti; un questionario a metà del romanzo in cui l’autore chiede al lettore se il libro è di suo gradimento, se trova che i personaggi siano ben caratterizzati, se il lettore pensa che l’uomo abbia bisogno di più paia di spalle. E’ un universo di pura intelligenza votata alla sperimentazione, alla ricerca metaletteraria.


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"Durante il film dell'orrore Hubert mise una mano in grembo a Biancaneve. Un gesto esplorativo, dettato da timidezza. Lei lasciò che Hubert le tenesse una mano in grembo. Caldo era il grembo; è dove si trova la vulva. E noi avevamo portato un thermos colmo di vodka Martini per assicurarci il più alto grado possibile di felicità. Hubert ricordò la trota mandorlata che aveva mangiato il giorno in cui la palla era rimasta attaccata alla gamba di Kevin. Si trattava di una trota estremamente saporita. E Hubert ricordò la conversazione in cui lui aveva detto che Dio era crudele, e un altro aveva detto che Dio era vago, e avevano fermato il cavallo sul bordo della strada e poi avevano visto un film polacco. Ma questo film era più bello dell'altro, tenuto conto del fatto che quell'altro l'avevamo visto in una versione doppiata, anziché nella spoglia lingua polacca. Biancaneve è agitata. E' in pensiero per una certa cosa chiamata "reputazione". Che cosa penserà la gente, perché l'abbiamo lasciata diventare uno scandalo pubblico, è meglio che non ci facciamo vedere in pubblico en famille, nessuno crede che lei sia soltanto una governante eccetera eccetera." (pag 78)